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Politica, Restaurazione 2.0: tornano FI e AN

13 Ago

restaurazione

È la restaurazione partitica del terzo millennio. Ritorna Forza Italia, ritorna Alleanza Nazionale. In molti scommetterebbero anche su una divisione dei Democratici, Ds e Margherita.Il centrodestra italiano fa un salto indietro di diversi anni. Entrambi gli esponenti dei futuri partiti giurano e spergiurano che il Popolo delle Libertà continuerà ad essere punto di riferimento della politica italiana. Bandiera che resisterà alle restaurazioni di due grandi partiti quali sono stati, non solo in termini di voti, FI e AN. Ma, al fatto che il Pdl continuerà ad esistere ci credono solo loro, quelli che sostengono questa tesi. La verità è un’altra.

Il Pdl non ci sarà più.  Non potrebbe essere diversamente, considerato che molti appartenenti al Popolo delle Libertà hanno già espresso l’intenzione di scendere dal “predellino” per accomodarsi in altri taxi politici aventi antica destinazione: Montecitorio o Palazzo Madama. Risultato? Il Pdl scomparirà. Ma solo la sigla. Il reuccio di Arcore ci sarà e i volponi che, da anni, ruotano intorno a Silvio e a al Pdl pure. Con un vestito diverso (vanno di moda le cravatte con i puntini), ma comunque presenti.

«Rifarò Forza Italia». È bastato l’annuncio del capo, del boss di quella che per un tempo fu la Casa delle Libertà, per far riassaporare, ai forzisti della prima ora, una nuova aria. Tanto nuova che è vecchia di vent’anni. 29 giugno del ’93, studio del notaio Roveda a Milano. Costituzione di quella che sarà la prima forza politica della coalizione anteposta al raggruppamento capeggiato dagli ex comunisti del Pci (Pds, Ds, Pd). Nome: Forza Italia! Associazione per il buon governo. Qualche mese più tardi la definitiva trasformazione in movimento politico Forza Italia. Denominazione copiata da un motto propagandistico-elettorale della Democrazia Cristiana, coniato sul finire degli anni ’80.

Dopo vent’anni dalla sua prima nascita rieccola. Una mistica resurrezione. Forza Italia 2.0. Un partito snello, dicono. Senza troppe intermediazioni territoriali né segreterie politiche fisiche. Basta correnti. Ci sarà il capo: Berlusconi (resta da capire se in versione mascolina, Silvio, o in versione femmina, Marina) e qualche organo nazionale. Ma tutti dovranno far riferimento a lui. A Silvio! Qualcosa di simile già c’è. Vedi Movimento 5 Stelle. All’annuncio del “boss” i fedelissimi  di sempre, quelli che unitamente a Silvio hanno costituito i primi club (non circoli, club!), quelli che non hanno digerito la fusione con Alleanza Nazionale (una evoluzione del Movimento Sociale Italiano, Msi) che ha portato alla fondazione del PdL, quelli che amano Silvio punto e basta, hanno avuto un orgasmo. Politico s’intende.

Stessa strada dei berlusconiani sembrano averla presa gli ex missini. Fortemente intenzionati a far tornare in auge, direttamente dai meandri di una unità nazionale che mai si realizzerà, la formazione destrorsa che porta nel proprio simbolo, biancazzurro, la fiamma tricolore con la scritta M.S.I sovrastata da una dicitura in alto “Alleanza Nazionale”. Il partito che, nonostante portasse con se un significato unitario di Patria o di Nazione, ha fatto accordi (durati anni) con la Lega Nord. Quelli della secessione. Strana la politica! Le grandi manovre sono iniziate. Sui social è tutto un trionfo alle origini. Manca solo la marcetta ufficiale.

La rinascita dei due contenitori, Fi e AN, è inversamente proporzionale alle idee, sino ad oggi esposte, dei referenti dei due gruppi. Su tutte: il bipolarismo che in alcuni casi è diventato pure bipartitismo (senza parlare del presidenzialismo o semipresidenzialismo). Per anni, loro, i sostenitori del bipolarismo, hanno invocato «il voto utile», hanno gridato che «il problema dell’Italia sono i piccoli partiti». E oggi cosa fanno? Distruggono un partito, il Pdl, che unitamente al Partito Democratico, ha consentito, per chi ne è sostenitore, la costruzione della famosa «democrazia dell’alternanza», oggi a me domani a te. Nel senso più positivo del potere.

Tutti avevano immaginato che una fusione a freddo, effettuata peraltro da uno che di saldature non è che ne capisca granché, prima o poi sarebbe saltata. Ma nessuno avrebbe immaginato un “ritorno al passato” di simile entità.

La restaurazione potrebbe essere l’unica soluzione per rilanciare il centrodestra italiano? Lo stesso polo politico apparso, negli ultimi anni, sfilacciato e rissoso. Caratteristiche, quest’ultime, di totale esclusività, sino a qualche tempo fa, del centrosinistra.

Segnali di nostalgia arrivano anche dall’altra parte del fiume (anche se adesso le sponde sono tutt’uno, vedi governo Monti e governo Letta). La leggerezza con la quale si sono uniti in matrimonio i Democratici di Sinistra e gli ex popolari della Margherita potrebbe, prima o dopo il congresso democratico in programma tra fine novembre ed inizio dicembre, non resistere ai tempi “moderni”. Parte del Pd potrebbe agire per spirito di emulazione. In fondo sono i primi alleati di Berlusconi. Dunque perché non dargli una mano?

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Pubblicato da su 13 agosto 2013 in Politica

 

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