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Michele, Raffaella, Ylenia, Valeria: piccoli grandi eroi in tempi di crisi

08 Ago
Alberto Pietroboni

Alberto Pietroboni

di Alberto Pietroboni

Niente articoli su cose di capricciosa attualità, nessuna moda o vento da seguire. È questo il vantaggio di non essere nessuno. Non sei vincolato, nessun recinto, nessuna scaletta, se poi hai la fortuna di avere come amico il responsabile di un blog allora sei a cavallo, anche se, con i miei tempi (ritardi, ndb), prima o poi, licenzierà sia me che il cavallo.

Niente consigli su abbronzatura perfetta, né mode trandy da social network, né consigli su mete da visitare, che poi in tempi di crisi che destinazioni vuoi visitare. Eccappunto la crisi. Cifre e statistiche, nei tg tutti i giorni, si sprecano, gli effetti e i problemi sono sulle nostre tavole, ad ogni portata, che sia pranzo o cena non importa, il contorno è sempre lo stesso. Stringere la cinghia. Si stringono anche i denti, dalla rabbia, ed, come diceva Guccini in una sua canzone, “è una morte un po’ peggiore”. E uno va avanti come può, tagliando le spese, chiudendo gli usci all’avventura, rinunciando al piacere delle cose inutili.

Spesso capita che uno inizi a tagliare le “spese” (il virgolettato è d’obbligo) che riguardano la cultura, il cinema, i libri, le lezioni di musica, le passioni, quelle con la P maiuscola.

Tagli obbligati. Le famiglie devono sopravvivere, arrivare a fine mese, e credetemi è reale. Si deve riempire la pancia e la cultura è un piatto che non (anche se potrebbe) placa la fame. Un paradosso, visto che, il nostro, è un Paese che ha il 60 per cento del patrimonio culturale-artistico del mondo, e che non ha mai valorizzato, ne pensato lontanamente di farlo, investendo sempre meno, tagliando sempre più, provocando una “cultura” da lasciare ai margini, sempre per ultimo, quasi smarrendo e dimenticando l’importanza di crescere e progredire con l’arte.

Nella mia vita, ho commesso tanti peccati, ma mi sono sempre ben guardato dal commetterne uno: l’idolotria. Crearsi miti, modelli da seguire, a volte, rare volte, capita, in special modo nei tempi di crisi di valori. Ti guardi intorno, fermandoti, quasi rassegnato, sfiduciato che nemmeno più le imprecazioni ti escono dalla bocca e vedi ragazzi e ragazze, amici e conoscenti, che non si arrendono.

Michele con il suo sax, diviso tra conservatorio, prove quotidiane e studio; Raffaella che dipinge, con il suo stile unico e che non segue la moda; Ylenia con le sue foto, tra paesaggi e obiettivi costosi da cambiare; Valeria con la sua libreria, in una impresa eccezionale tra costi e libri di Bruno Vespa; Loriana e i ragazzi della Provo Cult che, con zero contributi comunali, notti insonni e lavoro, organizzano uno degli eventi migliori della provincia di Foggia, il Cinefestival.

Loro sono lì, li vedo, ogni giorno, estate e inverno, con i problemi di tutti, ma con la Passione di pochi. Loro non si sono fatti contagiare dai tempi, dal comune pensare. Si, loro, sono i miei piccoli grandi eroi.

Il mio prete interiore mi assolverà se pecco d’idolatria questa volta. Come certa sarà la penitenza: leggere quattro versi di Dickens, guardare un quadro di Van Gogh, in sottofondo Jonh Coltrane, uno scatto di Helmut Newton e per concludere, sempre in ginocchio, un film di Fellini.

Il mio grazie, alla fine della penitenza, va a loro, eroi in tempi di crisi, mai celebrati che vanno avanti, tra mille difficoltà, spese, sacrifici, e senza mai apparire, non si arrendono. Spinti dalla Passione, quella non conosce crisi. E tu, osservandoli, capisci che nella notte buia, sono come stelle, luminose che ti indicano che c’è una rotta giusta, diversa. Sono stelle che non cadono mai, nemmeno la notte di San Lorenzo. Sono cosi i sogni che s’avverano, non crollano mai!

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Pubblicato da su 8 agosto 2013 in Attualità

 

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