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Condannato Berlusconi, nessuna guerra civile

04 Ago

Armata branca leoneDobbiamo augurarci che non scendano in piazza i seguaci dei boss di Cosa Nostra, della Ndrangheta, della Camorra, della Sacra Corona Unita, della Mafia Garganica. In tal caso ci sarebbe davvero una guerra civile.

La condanna di Silvio Berlusconi, in via definitiva a quattro anni di reclusione per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset (annullata la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, che dovrà essere rideterminata dalla Corte d’appello di Milano) ha, ovviamente, scatenato commenti, polemiche, esultanze, crisi di nervi. Dura lex, sede lex. Dicevano i latini. “La Legge è dura ma è sempre la legge”. Roba da antica Roma. Quella stessa antica Roma più volte tirata fuori, per impegno-ideali-onore, dalla destra italica. È evidente che i destrorsi italiani fanno, piacevolmente, una eccezione quando si tratta di lui. Sissignori proprio lui, il boss del centrodestra. Del capo di quello che fu il Popolo delle Libertà (a settembre torna Forza Italia, buonanotte Pdl).

Gli appartenenti al club del capo, dopo la sentenza, hanno sparato a zero sulla magistratura. Riproponendo lo scenario di sempre: giudici politicizzati, persecuzione giudiziaria, attentato alla democrazia e via dicendo. C’è stata una nuova espressione: “guerra civile”, pronunciata dal senatore, nonché coordinatore nazionale del fu Pdl, Sandro Bondi. L’ex ministro ai Beni Culturali ha fatto intendere che la sentenza potrebbe scatenare, negli animi dei “Silvio boys” e delle “Silvio girls”, un sentimento di rigetto verso i magistrati che porterebbe addirittura ad una guerra civile. La pesantezza dell’affermazione di Bondi è stata persino disapprovata da Re Giorgio, il presidente della Repubblica delle banane italiane. Quello che ha fatto distruggere le carte inerenti la Trattativa Stato-Mafia.

In pochi hanno preso sul serio l’affermazione del coordinatore del Pdl (tranne Re Giorgio). Quale persona dotata solo di un po’ di buon senso parteciperebbe ad una guerra civile in nome di una sentenza giudiziaria a carico di chi ha commesso un reato come quello di frode fiscale? Nessuno! Il capo, pur avendo un proprio esercito pronto a seguirlo e ad obbedire ad ogni suo ordine, deve fare i conti con i generali e la truppa di questo fantomatico esercito. Pressoché composto da lecchini, zerbini (è giusto precisare che molti, elettori ed iscritti, scelgono il Pdl per credo politico e sono animati da buoni propositi, ne conosco tanti preparati ed onesti). Gli altri, i “paraculo” (scusate il francesismo), partecipano solo per timbrare il cartellino. Per guadagnare sul campo il premio fedeltà. Presenze che, gli stessi “combattenti”, esibiranno a distanza di tempo per chiedere favori. Di ogni tipo. Ma voi immaginate Cicchitto, Gasparri, Santanché, Capezzone, Biancofiore e compagnia cantante, in testa ai plotoni che combattono la guerra civile. Roba da far scompisciare dalle risate. Loro che sono nati, cresciuti e pasciuti nei Palazzi che si mettono a fare la guerra per strada? Chi è nato e cresciuto per strada non vede l’ora di incontrare i “corpi speciali” comandati dal Formigoni di turno.

Scherzi a parte, nessuna preoccupazione. La guerra civile, per salvare Berlusconi, non ci sarà.

Il problema vero potrebbe esserci se, solo uno dei capi delle mafie italiane decidesse di agire per spirito di emulazione. Concepite con la fantasia, se Totò Riina (ometto ogni tipo di presentazione del boss di Cosa Nostra), stufo di essere un perseguitato dalla magistratura, (è scappato per anni dalla tirannia dei giudici e delle forze dell’ordine, aveva solo ammazzato e fatto ammazzare un po’ di persone) indicasse, ai propri subalterni, la via della guerra civile per protestare contro le sentenze che lo hanno visto protagonista. In tal caso, vedi le stragi ad inizi degli anni ’90, ci sarebbe di che essere preoccupati. Gli eserciti della malavita la guerra la fanno davvero e la sanno fare.

Eppure, una strada per salvare il boss del centrodestra ci sarebbe. Il fu Pdl dovrebbe sposare in toto la battaglia dei Radicali di Pannella: l’amnistia (provvedimento generale di clemenza, ispirato a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale). Così facendo i seguaci di Berlusconi compirebbero un atto di civiltà (rideterminando la popolazione carceraria ormai al collasso di presenze) e, allo stesso tempo, farebbero un favore al loro capo. Svuotare le carceri d’Italia è l’unica via di scampo per Silvio.

Il resto, comprese grazie presidenziali e riforma della Giustizia, sono solo chiacchiere.

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Pubblicato da su 4 agosto 2013 in Attualità, Politica

 

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