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La solitudine dei numeri primi

03 Ago

numeri primidi Giovanni Impagliatelli

C’è una serie infinita di numeri naturali, sono tanti e vengono visti e riconosciuti subito con grandissima normalità. Ma all’interno di essi esistono anche alcuni numeri speciali meno visibili meno matematici e meno considerati. Questi sono i numeri primi divisibili solo per se stessi e per uno e sono lì, schiacciati tra due numeri come se non avessero nulla da dire.

Tra questi esistono dei numeri ancora più particolari definiti dai matematici “primi gemelli”: sono dei numeri separati da un unico numero come 11 e 13, 17 e 49, 41 e 43 ecc… E, più si va avanti e più questi numeri compariranno con minore frequenza e quando noi crediamo di averli lasciati per strada con tutta la loro sofferenza e difficoltà spuntano all’improvviso e ci ritroviamo controvoglia ad affrontare altri due “gemelli” stretti l’uno all’altro nella loro solitudine. Questo è il romanzo di Paolo Giordano, mai cosi vero e mai cosi attuale. È la storia di Mattia e Alice, due ragazzi speciali, due storie  ugualmente diverse che viaggiano sullo stesso binario ma destinati a non incontrarsi.

Mattia, un bambino dotato ed intelligente, è il gemello di Michela una bambina affetta da una grave forma di autismo. Un giorno Mattia lascia Michela nel parco per qualche ora ed, al ritorno, Michela è scomparsa, forse annegata. Non la ritroveranno più.

Alice bambina di sette anni, contro la sua volontà, viene costretta dal padre a frequentare una scuola di sci perché il genitore nutre delle grandi aspettative. La bambina cade in un dirupo e rimane zoppa per la tutta la vita. Per questi motivi, Mattia per il grande rimorso della sorella diventa autolesionista ed Alice, rifiutata da tutti per il suo handicap fisico, diventa anoressica. Crescono con tutti i rifiuti gli ostacoli ed i pregiudizi che una società, cosiddetta civile, è capace di infliggere alle persone speciali.

Si incontrano in adolescenza, si conoscono, diventano amici e forse si amano ma perseguono strade diverse e quando si rincontrano, un pomeriggio dopo molto tempo, si baciano. Lei scopre di essere ancora innamorata di lui. Ma, nonostante questo, non riescono a superare il muro di solitudine che li separa.

Mattia ripartirà con un rapporto che avrebbe potuto essere ma  che invece non lo è stato. Mattia e Alice non sono altro che due “numeri primi gemelli”, solitari ed isolati, vicini tra loro, attratti l’uno dall’altro ma mai uniti perché separati da un solo numero. È l’ostacolo che, sia le persone speciali che i numeri primi gemelli per la matematica e per il pregiudizio,  non riusciranno a superare.

Quanti numeri primi e quanti numeri primi gemelli che esistono al mondo. Destinati a pagare colpe non proprie o destinate a pagare per colpa di semplici pregiudizi. O, ancora peggio, destinare ad essere isolati pur avendo la grandissima volontà di unirsi.

Come  la storia di Linda (nome inventato) di una ragazza  minorenne mandata in comunità senza che lei sapesse il perché, o meglio senza che lei comprendesse la validità della motivazione. Forse nessuno si è preoccupato di pensare alla sua fragilità, forse nessuno ha ascoltato la sua anima. Proprio come un numero primo, proprio come un numero primo gemello. Sicuramente una storia familiare alle spalle. Resta da capire quali siano le responsabilità e a chi toccherebbe pagarle. Una comunità, una riabilitazione, una rieducazione un trattamento particolare della psiche della fanciulla comportano delle motivazioni talmente gravi da non poter  trattare questo cittadino con gli strumenti ordinari. E, in tutto ciò, la tutela ed il beneficio è sempre nei confronti del minore.

Il minore è su ogni cosa, lo stato fisico e mentale non deve alterarsi. Il minore deve trarre solamente ed unicamente beneficio. La sacralità del minore non è negoziabile. Mi hanno sussurrato  tre messaggi di questa ragazza: “Non mangio, piango da diversi giorni”; “perché sono qui?, cosa ho fatto?”; “sono rinchiusa qui dentro e non esco mai, senza indumenti di ricambio senza nemmeno un paio di scarpe, vi prego riportatemi a casa non ho fatto niente”.

Perché nessuno ascolta questo grido di dolore? Perché nessuno dà le dovute spiegazioni? Perché nessuno spiega, giuridicamente, quali sono le colpe di questa ragazza? Perché nessuno spiega da cosa si dovrebbe rieducare? Perché sono qui a raccontare questa storia?

Perché  sono un padre di famiglia e guardando mia figlia guardo lei e di conseguenza guardo a lei come mia figlia.

Vivo in uno stato di diritto e garantista. Voglio che vengano rispettati e garantiti tutti i diritti dei minori in tutte le fasi ed in tutte le procedure. Sono un cittadino di questo comune  e voglio capire come vengono spesi i soldi dei contribuenti in queste operazioni. Sono il presidente di una associazione per la tutela dei diritti e delle classi svantaggiate. Ho avuto questa segnalazione ed ho garantito il mio intervento. Chi non riconosce la legittimità dell’associazionismo è in malafede, per cui cambi paese o cambi mestiere. Noi ci siamo e ci saremo.

Se qualcuno si sente colpito è evidente che è in malafede: accerteremo questo. Sono un blogger, un uomo di penna un uomo che vuole raccontare la verità o forse più semplicemente sono solo un Uomo. Sono io stesso un numero primo ed un numero primo gemello. E siamo in tanti e tutti arrabbiati.

Noi del blog “Bersaglio Mobile” seguiremo, dettagliatamente, questa storia (su questo potete scommetterci tutti e tutto, ndr), con l’obiettivo di ridare serenità e fiducia alla ragazza. Con l’intento di collaborare con le istituzioni. Non ce l’abbiamo con nessuno e non puntiamo il dito contro nessuno. Crediamo nelle Istituzioni ma, forse, certe  istituzioni non sempre sono garanti  dei cittadini.

Crediamo che, se la minore ha un dolore cosi forte tanto da non riuscire a comprendere le motivazioni, forse, qualcuno non è stato chiaro. Per una volta proveremo ad eludere la solitudine dei numeri primi. Per una volta proveremo ad unire due numeri primi gemelli. Per una volta Linda sarà più importante dell’opinione dei matematici. Per una volta cittadino ed istituzione lavoreranno per un bene comune. Lavoreranno per Linda.

“Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”. (Gilbert Keith Chesterton)

Qualcuno ha spiegato a Linda perché  lei è un drago e non un bambino?

(La storia raccontata da Giovanni Impagliatelli è tratta da esperienza reale. Considerato che i protagonisti sono dei minori, abbiamo volutamente omesso i nomi).

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Pubblicato da su 3 agosto 2013 in Attualità, Cronaca, Racconti

 

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