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I minori acquistano liberamente alcolici nonostante i divieti imposti dalla Legge

09 Lug
Luigi Placentino

Luigi Placentino

di Luigi Placentino

Forse sono stato fin troppo ingenuo, ma ho scoperto questa triste realtà, nel mio paese (San Giovanni Rotondo, ndr), solo un annetto fa. In occasione dell’evento “Notte Bianca”. Passeggiando per le vie del centro non potevo immaginare che, per motivi economici, si vendessero così facilmente bottiglie di alcool ai nostri minorenni. Alcuni di essi anche di età inferiore ai 16 anni. Conosco benissimo il pensiero, le aspirazioni, i desideri dei ragazzi. Credevo semplicemente e ingenuamente che ci fosse negli adulti, se non proprio un attenzione educativa e alla salute dei minorenni, almeno un timore nei confronti della Legge che a riguardo non lascia dubbi.La cosa mi ha sorpreso, disgustato e mi ha fatto riflettere tanto. “Aprendo gli occhi”, ho scoperto, nei mesi successivi, che lo spettacolo a cui ho assistito durante la Notte Bianca, era solo la manifestazione pubblica e senza pudori di un qualcosa che si ripete, quasi quotidianamente, in “cantine”, locali “privati”, bar, locali da ballo e locali glamour.  Lungi dall’essere bigotto o eccessivamente moralista,  la birretta o il limoncino della nonna bevuto in casa non hanno nulla a che fare con quello che è diventato un andazzo dannoso da tutti i punti di vista.

Le ultime immagini, di ragazzi (molti miei alunni, qualcuna delle scuole medie!) che affollano i diversi locali del nostro paese con il bicchiere in mano mi hanno ulteriormente turbato.

Ecco qui, allora a condividere una riflessione con voi. Sul declino educativo e sulla palese mancanza di regole nelle nostre famiglie si è detto e scritto tanto. E’ la radice di tutti i problemi e se irrisolto tutto il resto servirà poco. E’ così evidente il problema che aggiungere altre parole mi sembra inutile in questo contesto.

Ma questo non deve diventare una scusa per le Istituzioni, per le agenzie educative, per i venditori e per tutti gli adulti responsabili.  Non possiamo scaricare tutta la responsabilità al genitore che non sa cosa fa il figlio minorenne o che, peggio, gli da il denaro per comprare e bere alcolici. Qualche responsabilità, qui, ce l’abbiamo anche noi.

Se è vero che in tutti noi c’è una coscienza, questa non ci dice nulla quando vendiamo alcoolici in abbondanza a questi ragazzi che magari hanno l’età dei nostri figli o nipoti? Il dio denaro è così potente da anestetizzare la nostra sensibilità? Abbiamo mai pensato al segnale educativo che trasmettiamo? Ma questi ragazzi ci stanno a cuore o, stiamo forse, sfruttando la loro debolezza e la loro facilità ad aprire il portafoglio?

E le istituzioni. C’è una legge a proposito? Cosa facciamo per farla rispettare?  Il comma 3-bis dell’articolo 7 del Decreto Legge 158 del 2012 vieta la vendita degli alcoolici ai minori di 18 anni e la somministrazione di alcool ai minori di 16. Il ministero dello Sviluppo Economico con la risoluzione del 4 febbraio 2013 numero 18512 ha poi precisato (ovviamente) che non c’è alcuna distinzione tra vendita e somministrazione interpretando la legge nel seguente modo: è vietato sia vendere che somministrare sul posto bevande alcoliche a minori degli anni 18; nel caso di vendita di bevande alcoliche a minori degli anni 18, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1000 euro; nel caso di somministrazione di bevande alcoliche a minori degli anni 16, la sanzione è l’arresto fino a un anno; nel caso di somministrazione di bevande alcoliche a minori degli anni 18, ma maggiori degli anni 16, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1000 euro.

Ci troviamo di fronte al solito caso tutto italiano del “fatta la legge, problema risolto”?

Non mi è piaciuto ridurre i problemi, così seri, ad una questione puramente legale. Sarebbe bello, infatti, che chi ha attività commerciali andasse anche al di là della norma e si preoccupasse con il cuore dell’età di chi beve e anche di quanto bevono i “piccoli maggiorenni”. So che qualcuno lo fa e a costui va tutto il nostro grazie. Ma per tutti gli altri: se proprio non v’interessano la salute, la sorte e l’educazione di questi ragazzi, cercate almeno di rientrare nella legalità. A tutti gli altri la responsabilità di farla rispettare.

I ragazzi di oggi saranno gli uomini su cui si poggeranno le attività, la legge, e l’educazione dei figli del domani.  La responsabilità non dovrebbe farci dormire la notte. E la crisi economica è la più grave delle giustificazioni.

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4 commenti

Pubblicato da su 9 luglio 2013 in Attualità

 

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4 risposte a “I minori acquistano liberamente alcolici nonostante i divieti imposti dalla Legge

  1. Marameo

    9 luglio 2013 at 17:03

    I venditori non sono il problema.
    La verità è che in questo paese super religioso ci si annoia da morire.

     
    • Luigi Placentino

      9 luglio 2013 at 23:07

      ma possiamo bere perchè ci annoiamo? E un pò di iniziativa! E poi come giustificare il venditore che sfrutta la noia (e la giustificazione che noi gli diamo) facendo i propri interessi a danno della salute dei “propri figli”?

       
  2. Nicola Padovano Siena

    9 luglio 2013 at 17:43

    Un tasto molto dolente. Le considerazioni di Luigi sono molto sincere e puntuali. Non si può che essere d’accordo. Questa tematica sollevata da Luigi ha un’importanza fondamentale. Quando ero giovane, si beveva, forse per dimenticare delusioni, amarezze, per le tante opportunità perse. Oggi so che l’unica opportunità persa è quella di rimanere astemio. Una certa maleducazione ci raconta che è sano bere un bicchiere di vino a tavola. Questo ritornello viene fuori in un ragazzo quando decide di bere, una sera. Allora pensa: ” non bevo mai, che male mi può fare un bicchiere”. Poi c’è la pubblicità, subdola. All’immagine dell’alcolico è sempre associata potenza, energia, benessere e questo spesso se non sempre trae in inganno chi non ha forse tutti i filtri interpretativi per poter cogliere il giusto senso delle cose. Il bello che il bere ti frega proprio così: ” e che sarà mai, per una birra…per un drink, per una bevuta…” Poi i sabato sera diventano giovedì e venerdì; poi d’inverno si beve in casa “si fa la legge”….poi all’università si beve perché si è passato o non passato un esame…poi si beve alle feste per darsi la carica…poi..poi..poi. In tutto ciò c’è un rischio: il proprio corpo. Il nostro organismo non lo tollera l’alcol. Prima o poi ti sfugge la dimensione: o ingrassi, o ti viene qualche malattia per cui è difficile tornare indietro, comunque ne risenti. Il ruolo dell’educazione è fondamentale. Ma è fondamentale soprattutto la stima di se stessi, la capacità di andare avanti e lottare e non lasciarsi abbattere, il saper stare al di fuori delle logiche del gruppo-branco, la scelta delle persone che ci sono accanto, gli educatori. Siamo tutti educatori. Di fronte a chi ci è prossimo, cioè più vicino, simao tutti responsabili, quando vediamo l’eclissi di una vita, quando taciamo di fronte all’ingiustizia. Siamo educatori, quando sappiamo dare l’esempio. La testimonianza è la chiave. Testimoniare che il malessere sociale va combattuto non solo dalle parrocchie o dalla scuola, ma soprattutto dalla famiglia e dalla società. Quante vite spezzate, quante vite dilaniate. Si perché l’alcol ti abbruttisce. In maniera sotterranea, il picco alcolico ti fa credere di avere le risposte, ma l’indomani, se sei fortunato hai un mal di testa o di stomaco da fare schifo; se ti va male, ti svegli nel posto del non so come, del non so dove, e sono guai. Se nella vita, un giorno deciderai, di non essere più schiavo dell’alcol, ti accorgerai, per lo meno di esserti guadagnato un giorno in più, ma soprattutto ti potrai guardare allo specchio e riconoscerti: questo sono io, questi sono i miei limiti, adesso vi conosco, so come prendervi, posso cambiare. Ci vuole più coraggio a scegliere di cambiare, che a scegliere di bere.

     
    • Luigi Placentino

      9 luglio 2013 at 23:12

      giusto, grazie per l’approfondimento
      il problema alcool è il più pericoloso perchè è un problema profondamente culturale… e tu lo hai descritto bene.

      bere non è peccato… anzi… il resto lo dobbiamo fare di nascosto… questo, al contrario, lo dobbiamo fare e raccontare.

      e con questa teoria ce ne siamo andati sempre avanti rovinando famiglie o sistemi di valori

       

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