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Trasparenza: gli amministratori non vogliono pubblicare online i 730 e il patrimonio

05 Lug

trasparenzaSe ne sbattono altamente! Il Decreto Legislativo 33 del 14 marzo 2013, non viene applicato. In altri termini, agli amministratori della cosa pubblica, dell’argomento (valore) trasparenza non gliene importa un fico secco!  Gli stessi soggetti che, in forza del Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 80 del 5 aprile 2013, dovrebbero pubblicare la propria dichiarazione dei redditi online non lo hanno fatto. O meglio l’operazione (richiede circa 4-5 minuti secondo quanto raccontato da chi lo ha fatto) è stata effettuata da pochissimi. Il provvedimento prevede, per  tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche (ministri, parlamentari, consiglieri e assessori di ogni ordine e grado, sindaci) la pubblicazione del proprio 730. Compensi connessi alla carica. In più la situazione patrimoniale propria e dei parenti entro il secondo grado (coniuge, genitori, figli, nipoti e fratelli, solo se questi danno il proprio assenso).

Potrebbe risultare esercizio affascinante capire, controllare, quanti amministratori locali (sindaci, assessori e consiglieri) abbiano pubblicato online la propria situazione patrimoniale ed economica. Il risultato che potremmo ottenere? Fantastico. Il decreto è stato pensato, stilato, promulgato e pubblicato, per una motivo molto semplice: far conoscere ai cittadini l’imparzialità di chi governa. Una sorta di controllo civico, da parte del popolo, che ha come finalità quella di scoraggiare, chi è al comando delle pubbliche amministrazioni, “aiuti” (favori è più azzeccato) ai propri parenti.

La Corte dei Conti, organo dello Stato con funzioni di controllo in materia di spese pubbliche, dall’entrata in vigore del Decreto, ogni anno, il 30 aprile, applicherà sanzioni pesanti, fino ad arrivare a migliaia di euro, alle P.A. (Pubbliche Amministrazioni) che non hanno adempiuto agli obblighi di legge.

Per una realtà, piccola o grande che sia, pagare multe così salate solo per non aver messo online il 730 rappresenterebbe, oltre che un danno economico per le collettività, una certa volontà di mantenere densi fumi intorno ai Palazzi. Una ulteriore spinta per affossare definitivamente la credibilità di chi governa (maggioranze e opposizioni). Ad oggi scesa ai minimi termini.

Per i ritardatari, volontari o involontari, ci sono ancora 30 giorni per pubblicare i documenti.

 

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1 Commento

Pubblicato da su 5 luglio 2013 in Attualità

 

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Una risposta a “Trasparenza: gli amministratori non vogliono pubblicare online i 730 e il patrimonio

  1. Nicola Padovano Siena

    6 luglio 2013 at 16:10

    Beh la risposta è semplice, non lo fanno il 730, sono al di sotto della soglia….e i patrimoni, sono intestati ad altri….Quanto all’applicazione della norma, in mancanza di una coscienza solidale collettiva o di un’eduzazione alla trasparenza, ci dovrebbero essere i competenti organi di vigilanza a controllare.

     

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