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Mafia Sociale, il nuovo libro di Seccia

04 Lug
Il procuratore Domenico Seccia

Il procuratore Domenico Seccia

Dalla “Mafia Innominabile” alla “Mafia Sociale”. Domenico Seccia, procuratore della Procura della Repubblica di Lucera, il 12 luglio, in occasione del festival di Polignano, presenterà il suo secondo lavoro letterario: Mafia Sociale. Diversi mesi fa, novembre 2012, ho avuto l’occasione di intervistare (negli studi della web tv, TvGargano) il magistrato. Una esperienza professionale ed umana, per me, molto importante. Nella stessa serata, grazie all’incontro pubblico promosso dalla libreria Fahrenheit e dall’associazione “Agende Rosse”, alla presenza del comandante provinciale dei carabinieri di Foggia, Antonio Basilicata, davanti a centinaia di persone accorse per ascoltare la testimonianza di legalità, il procuratore barlettano annunciò che stava lavorando ad un nuovo scritto. Avente come oggetto principale la mafia foggiana e alcune situazioni mafiose riferite ancora al Gargano. Comprese le infiltrazioni nelle Istituzioni.

L’annuncio del procuratore antimafia si concretizzerà tra una settimana.

Mafia Sociale dopo Mafia Innominabile. Una sorta di completamento della geografia criminale della mafia operante in una parte di Puglia. La cosiddetta “Società di Foggia”, le mafie di Peschici e Rodi (nei due paesini del Gargano, negli ultimi mesi, c’è stata una escalation pazzesca di fenomeni mafiosi) e quella di Lucera. Uomini, donne, famiglie. Mafia trasversale, nessun ceto sociale è escluso. Sociale perché risponde alle esigenze sociali delle comunità e ha vinto l’indignazione sociale.

Nell’anteprima del nuovo libro Seccia scrive: «qui non vi è stata alcuna rivoluzione dei lenzuoli. Qui si continua a dire che non vi è alcuna infiltrazione mafiosa. Tutti dicono ‘qui’ e non ‘da noi’ e forse anche questo vuol dire qualcosa. La mafia rende tutto cenere. Se soffi sulla cenere non c’è nulla in essa che opponga resistenza per non volarsene via. Rendere cenere ogni cosa è la sua forza. Dove vi è cenere non vi è più nulla. Non c’è Stato. Non c’è sviluppo. Tutto è così come è. Immutabile». E ancora: «Talvolta subentra il pensiero che con la mafia si possano fare affari; che convenga ottenere liquidità altrimenti non concedibili; che sia impossibile comunque lavorare; che il confine tra lecito e illecito non conti».

Domenico Seccia è stato autore del libro-inchiesta Mafia Innominabile nel quale, per la prima volta, è stata ricostruita la vicenda riguardante un fenomeno di criminalità sanguinosa più che trentennale, spesso etichettato erroneamente come faida. Ma che, nello specifico, faida non è. Affatto. È la mafia, chiamata con il suo nome preciso e riferita ad un territorio, il Gargano, da sempre oggetto di misconoscimenti, talvolta proprio da parte di giudici e magistrati. Nato a Barletta nel 1959, sostituto procuratore a Bari, Seccia dal 2003 ha svolto il proprio lavoro nella Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) istituita nel capoluogo pugliese, occupandosi proprio della criminalità del Gargano. Attualmente è Procuratore della Repubblica di Lucera. È autore di numerosi articoli, saggi su argomenti giuridici apparsi su riviste specializzate, e di alcune monografie in tema di diritto penale dell’economia.

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Pubblicato da su 4 luglio 2013 in Attualità

 

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