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Gli ultimi saranno i primi! Adesso ho le prove

03 Lug

IMMIGRAZIONE: A LAMPEDUSA IN NOTTATA ALTRI 310 CLANDESTINI«Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». Per anni non ho percepito il vero significato di questa espressione contenuta nel Vangelo di Matteo.  Probabilmente, anzi certamente sono un cattolico poco attento. Sino a qualche giorno fa. Fino all’annuncio ufficiale di Papa Francesco. La sua prima visita, in campo estero, in Italia, sarà Lampedusa (lunedì 8 luglio, ndc). L’isola degli ultimi. Che stavolta saranno i primi. 

«Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi» dicevamo. Frase che, leggendo svariati commenti nei forum del web, secondo alcuni ha «contribuito alla crescita di una certa cultura degli alibi» (per maggiori informazioni clicca qui http://michelegemma.com/2013/07/02/cultura-degli-alibi/). Una sorta di giustificazione biblica a fallimenti o a mancati raggiungimenti di obiettivi. Personali e professionali. Il solo pronunciamento ha effetti consolatori. Non solo. Molti, compreso me, si sono chiesti: “ma come può un ultimo essere primo?”. L’ultimo è ultimo. Punto e basta. I primi saranno sempre primi. Invece no. Bergoglio, il vescovo di Roma, ha dimostrato, con i fatti, che gli ultimi possono davvero essere i primi. E, la visita a Lampedusa, ne è una dimostrazione.

L’isolotto siciliano, da tempo, anche prima dell’ormai nota primavera araba, è meta di sbarchi di migranti. Gente che fugge dalla povertà e dalle barbarie delle guerre. Civili ed internazionali. Uomini, donne, anche gravide, bambini, anziani, sfidano la potenza del mare per tentare di acciuffare un pezzo di libertà. Senza valigie né curriculum vitae. Loro ci provano. Anche se il prezzo da pagare può essere quello di restare ammanicati ad una rete per tonni per diverse ore. E, ancora peggio, rimetterci la vita. Centinaia le morti certificate dai sopravvissuti. Tante altre sono affidate al solo immenso abbraccio del mare nostrum, il Mediterraneo. Risparmiano anche sulle razioni di cibo quotidiano per accumulare denari. Soldi che consegnano nelle mani di spietati schiavisti. Poco inclini agli scrupoli di coscienza. Devoti al solo profitto. Anteposto persino alla salvaguardia della vita dei più piccoli o dei più deboli.

Vediamo le immagini in tv. Leggiamo testimonianze raccolte da cronisti ancora sensibili alle tematiche migratorie. Ma dopo? Dopo niente! Loro, gli ultimi, sono salvati o accolti dalle forze dell’ordine e dalle associazioni di volontari italiane. E noi, continuiamo, anche con un certo cinismo (con frasi del tipo: ma chi gli ha detto di venire in Italia. Non c’è posto per gli italiani, figurarsi per gli immigrati. E ancora menate di questo tipo…), a sostenere che siamo un popolo restio al far valere le nostre priorità e, per certi versi, anche le nostre ragioni. Troppo ospitali. In altre parole, fessi!

L’esempio del Pontefice è eccezionale. Antepone al rifiuto la cultura dell’accoglienza e dell’ascolto. Quello che gli italiani, dagli inizi degli novanta (con lo sbarco di migliaia di albanesi sulle coste pugliesi), hanno fatto. Senza chiedere nulla in cambio. Stessa opera che sta compiendo Francesco. Una rivoluzione, che ha visto tra i suoi primi precursori anche un certo don Tonino Bello. La nuova immagine della Chiesa che sta offrendo il Papa è, senza dubbio, la vera rivoluzione. Ancor prima della riforma della curia romana, delle epurazioni (travestite da dimissioni volontarie) dello Ior (Istituto opere religiose), dell’imminente cambio alla segreteria di Stato vaticana e al depotenziamento del suo titolare.

«Ma egli, rispondendo, disse a uno di loro: “Amico, io non faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi ciò che è tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. Non mi è forse lecito fare del mio ciò che voglio? O il tuo occhio è cattivo, perché io sono buono?”. Cosi gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi, perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Parabola degli operai delle diverse ore).

Gli ultimi saranno i primi! Adesso ho le prove.

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Pubblicato da su 3 luglio 2013 in Attualità

 

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