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Emergenza educativa: papà ci sei?

04 Giu
Picasso, di Louis Antonio Palumbo

Picasso, di Louis Antonio Palumbo

di Luigi Placentino  

 

La sfida educativa è sempre stata  faticosa, ma stimolante e, nonostante tutto, continuamente necessaria. Ed è incredibilmente bella se, come sempre è accaduto nella storia, diventa un dono che i “più vecchi” insieme “(s)offrono” per i “nuovi arrivati”. Un “parto” continuo.

Sono davvero preoccupato. Ho speso molti anni della mia esistenza a cercare di insegnare qualcosa ai tanti ragazzi e giovani che la Provvidenza mi ha fatto incontrare.  Dire una parola buona, indicare la regola e il suo perché, mostrare (per quanto sia possibile) coerenza nei giudizi e nei comportamenti, accompagnarli in esperienze di vita, stimolare l’autonomia di pensiero e di azione sono sempre stati i fondamentali punti fermi del mio lavoro, dei miei hobby e del mio volontariato.

Ma, più passano i mesi  e più la mia preoccupazione cresce. I vescovi (e non solo loro), da un po’ di anni, hanno allertato famiglie e operatori al problema educativo delle nuove generazioni scorgendo ciò che ormai quotidianamente sto, con sempre più consapevolezza, notando a scuola, nel mondo del calcio, in parrocchia, in tv. Il vero problema della società di oggi è che non si educa più. Si, lo dico con fermezza e cognizione di causa. Ho la netta impressione, che la società odierna non voglia più “partorire” nel senso completo del termine.  Cali nelle nascite e nessuna voglia di “generare” nuovi adulti pronti alla vita.

Il risultato, nel mio piccolo vissuto quotidiano, è quello di vedere ragazzi completamente disorientati, sempre più deboli, incapaci di qualsiasi gestione “intelligente” dei loro spazi e delle loro cose, per nulla abituati alla riflessione, decisamente disabilitati alla costruzione di rapporti fondati su quei valori profondi (come l’attenzione, il rispetto, il sacrificio, la fedeltà, l’ascolto, l’educazione, la pazienza, la compassione ecc.) che da sempre hanno alimentato l’amore, l’affetto, l’amicizia, la famiglia. Vedo sempre di più ragazzi incapaci di “alzare lo sguardo”,  di meravigliarsi di un paesaggio, di scorgere la bontà delle cose semplici, di apprezzare in maniera profonda un regalo ricevuto. La fantasia, la creatività, lo spirito d’iniziativa scomparsi quasi del tutto. Soprattutto, vedo ragazzi, per niente educati a, quello che, a mio parere, è il dono più bello che un uomo possa donare ad un altro uomo:  l’autonomia.

La preoccupazione è forte e sincera soprattutto se li si pensa adulti ed educatori del domani. Credo sia urgente fermarsi e pensare ad un immediato dietrofront. Qui si sta sbagliando qualcosa su un problema che non è affatto meno importante dell’attualissimo problema economico-ocupazionale. Bisogna riflettere seriamente per agire in fretta.

Scaricare la responsabilità educativa sulle famiglie può risultare scontato e anche un po’ banale se si allarga lo sguardo e la riflessione e se si osserva quello che oggi ci offre la Tv, se si pensa alla formazione e alla moralità di chi fa le leggi, e, soprattutto, se ciascuno di noi (educatori in primis), spinto da profonda onestà, esamina attentamente se stesso e la coerenza delle proprie azioni. Tuttavia, pur consapevole che le responsabilità sono da condividere, credo che la famiglia può fare tanto, molto, per aiutare questi nostri figli, anche se questo dovrà significare “remare contro corrente”.

Non ho famiglia e quindi non ho figli e probabilmente non potrò mai conoscere fino in fondo le dinamiche interiori di un papà e di una mamma alle prese con l’educazione dei loro figli. Nonostante questo, quotidianamente, assisto ad errori che rivelano una non presa di coscienza del proprio ruolo che è cosa ben diversa dal faticare nel rispettarlo. La fatica è insita nell’educazione. Fare i genitori è difficile. Ma non è questo il problema. La domanda che mi faccio è un’altra: sappiamo cosa significa educare? E poi, un altro quesito ancora più allarmante: i genitori hanno come priorità l’educazione o credono che è altro il loro compito? A questo punto azzardo una mia lettura che, poi, a leggere quello che gli esperti stanno scrivendo negli ultimi mesi, solo mia non è. Si sta prendendo coscienza che uno dei tanti grossi problemi della società di oggi, e forse (ecco il mio azzardo) il problema centrale è la mancanza del padre. Oggi mancano i papà. L’esaltazione delle libertà individuali favorendo il divorzio o esaltando le convivenze ha di fatto tolto il papà nella “gestione” del figlio. Sono diversi ormai gli studi che confermano i problemi che spesso causa l’assenza fisica del padre biologico in una famiglia. Ma pur non sottovalutando questi aspetti della società di oggi mi riferivo ad un altro tipo di assenza: all’assenza del ruolo del padre nella famiglia. Un ruolo che è essenziale e che può essere solo del padre.

(fine prima parte, continua domani… )

 

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6 commenti

Pubblicato da su 4 giugno 2013 in Attualità

 

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6 risposte a “Emergenza educativa: papà ci sei?

  1. Gaetano Cusenza

    4 giugno 2013 at 14:43

    Grazie Luigi per questa opportunità di discussione su tema attuale e complesso..
    Sono d’accordo con te. Hai centrato l’obbiettivo. Ogni genitori ha due compiti: quello verso i figli e quello sociale verso tutti i giovani. Spesso non li si assolvono in pieno. Ma la cosa peggiore, come giustamente dici tu, è che i ragazzi di oggi fra 10 anni potrebbero essere genitori. Allora l’unica possibilità che abbiamo è quella di riscoprire l’Educazione. Ancora Grazie.

     
    • Luigi Placentino

      4 giugno 2013 at 15:36

      Grazie a te, Gaetano… sono d’accordo con il doppio compito… ma sarebbe già una gran cosa se ogni padre sentisse questa forte responsabilità dentro le mura domestiche… Sarebbe un ottimo inizio. E sarebbe contagioso. Confidiamo su di voi

       
  2. Roberto Palladino

    4 giugno 2013 at 15:22

    Bell’articolo Gigi, complimenti. Concordo e sottoscrivo ma mi permetto di fare una piccola considerazione. Credo si possa sì educare “all’autonomia”, ma ritengo errato considerare quest’ultima come il “dono più bello che un uomo possa donare ad un altro uomo”: l’autonomia è insita nella natura dell’uomo, la si può solo eviscerare e “smussare” secondo quelli che sono i valori e i principi dell’educatore. Non a caso l’etimologia del termine “educare” richiama il concetto di “condurre al di fuori”. Grazie

     
    • Luigi Placentino

      4 giugno 2013 at 15:43

      Grazie per i complimenti e t’invito a leggere anche la seconda parte dell’articolo che sarà pubblicato domani. Sull’autonomia credo che anche se può essere insita nella natura dell’uomo… se una persona, una coppia, un insegnante, uno Stato vogliono, possono bloccarla e far crescere uomini senza autonomia ed è quello che secondo me sta succedendo oggi. Il più bel dono che si possa fare ad un uomo non è l’autonomia (che è un bisogno primario dell’uomo e sono d’accordo con te) ma l’educazione alll’autonomia. Ed è una gran bella cosa. E ‘ l’esaltazione massima dell’altruismo… aiutare un essere a non avere bisogno più di te. Stupendo

       
  3. don Salvo

    5 giugno 2013 at 16:24

    Grazie, Gigi… per lo stimolo a pensare… Condivido le tue intuizioni…e ti segnalo un testo che potrebbe essere di grande utilità per le tue (e non solo) riflessioni… M. RECALCATI, Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna, Raffaello Cortina Editore, Milano 2011….don Salvo

     
    • Luigi Placentino

      5 giugno 2013 at 20:29

      grazie… lo leggerò

       

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